31/05/2006

Cuffaro ed Aiello

A decidere deve essere la REgione. E in Sicilia il governatore è Cuffaro.
Salvatore Cuffaro nasce il 21 febbraio del 1958 a Raffadali, paese di quattordicimila abitanti sulle colline dell'entroterra agrigentino. Un paese che agli invasori arabi deve il nome (Rahl-Afdal, ovvero "villaggio eccellentissimo") e un'epoca di prosperità commerciale e culturale, intorno all'anno Mille. Ora il "villaggio eccellentissimo" a quindici chilometri dalla Valle dei Templi è uno di quei paesotti come ce ne sono a centinaia in quest'isola. Qui sono nati Cesare Sessa, comunista della prima ora e fiero avversario di Mussolini, e Melchiorre Cirami, collega di Totò nell'UDC e mansueto senatore balzato agli onori delle cronache per quella legge fatta su misura degli imputati Berlusconi e Previti.
Senza ombra di dubbio il cittadino più illustre è proprio lui, Totò detto Vasa Vasa, Bacia Bacia, il politico esuberante che avrebbe il primato mondiale di esseri umani baciati, se solo un titolo del genere esistesse.
La sua filosofia è che un politico deve stare in mezzo alla gente, ascoltare tutti, prendersi cura anche di ogni piccolo problema. In Sicilia è una filosofia vincente: nel 2001, alle prime elezioni regionali dove il governatore è eletto direttamente, Totò ha raccolto il consenso di sei siciliani su dieci.
Cresciuto a pane e DC, deputato regionale dal 1991, Totò è stato il delfino dell'ex ministro Calogero Mannino e un assessore buono per tutte le stagioni, quelle di destra come quelle di sinistra: all'Agricoltura è rimasto per un'intera legislatura, superando indenne cinque cambi di governo e tre di maggioranza. Un record.
Oggi è vicesegretario dell'UDC di Pier Ferdinando Casini e Rocco Buttiglione, ed è l'uomo attorno al quale si decidono le prossime elezioni regionali. Nel processo a Michele Aiello, invece, fa compagnia a un'altra dozzina di imputati: la sua accusa è favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
Si racconta che Totò Vasa Vasa incontri gli uomini più fidati a inizio giornata e parli con loro anche in bagno, mentre si fa la barba. Ma sono davvero pochi quelli che hanno il privilegio di essere ricevuti a casa del governatore alle otto del mattino. Tra gli eletti, fino al giorno dell'arresto, c'era anche l'ingegnere Aiello.
Piero Grasso, il procuratore capo, lo sa bene. Ma nell'interrogatorio vuole approfondire la questione:
- Quando lei ha conosciuto Aiello, di che cosa si occupava? Che cosa faceva?
- Aiello allora non si occupava di sanità. Si occupava, credo, di cantieri, strade interpoderali.
- Ma rientravano nella sua competenza di assessore all'agricoltura e foreste le strade interpoderali?
- Gli assessori che mi avevano preceduto avevano fatto una graduatoria e non c'era nessuna discrezionalità nello scegliere le strade. Si prendevano le prime cinque strade interpoderali che erano in graduatoria e quelle venivano finanziate.
- Ma poi le faceva l'impresa Aiello queste strade interpoderali!
- Questo noi non potevamo saperlo. L'assessorato regionale finanziava le associazioni interpoderali. E le associazioni decidevano autonomamente a chi affidare il lavoro.
- Lei conosceva il padre di Aiello?
- Me ne parlava il figlio. Uno dei motivi che lui adduceva al suo nuovo interesse nella sanità era che il padre era morto per un tumore
.


E' il nove febbraio del 2004. Cuffaro è in Procura per la seconda volta: per lui quello legato alla vicenda di Aiello è il secondo avviso di garanzia. Sette mesi prima, in una calda giornata di inizio estate, gli avevano comunicato che era indagato per concorso in associazione mafiosa. "NOn ho dormito e ho pregato tutta la notte. Non solo non mi vergogno a dirlo, ma ne sono fiero. E oggi sono più sereno." aveva dichiarato al Corriere della SEra.
Certamente un pò teso lo è, ma i sorrisi e la fiducia non mancano. In fondo per tutto questo tempo non è mai stato costretto a parlare di dimissioni e la solidarietà della gente è rimasta immutata.
E così per la seconda volta Cuffaro siede davanti alle stesse persone. Conosce già le loro facce, le loro voci, il loro modo di fare le domande. Le aule di giustizia sembrano tutte uguali. Oggi, comunque, fa molto meno caldo e i ventilatori non servono.
- Dobbiamo chiarire una vicenda che riguarda una società.
- Ah, finalmente! - esclama Cuffaro, che spiega - Questo mi farebbe piacere! Mi sono voluto informare anche con mia moglie. Non mi sarebbe dispiaciuto, onestamente, che lei fosse socio di uno che fattura cento miliardi. Sto scherzando....

Il procuratore Giuseppe Pignatone si inserisce con lieve sarcasmo.
- Ma allora forse ne fatturava meno.
- Di meno, va bene. Comunque assieme a Mimmo Micheli avevamo comprato una società (non mi ricordò se nel '96 o nel '97), una società che era di proprietà di un ginecologo. Adesso ricorderò il nome. A 'stu minuto non mi viene. Comunque chiddu che faceva parti in provetta.
- Sarebbe, mi scusi, il laboratorio Ria Diagnostica Ormonale srl?
- Esattamente, esattamente. ERa di proprietà di questo qui. ERa in passivo e ce l'aveva venduta. I soci erano cinque o sei, non mi ricordo più. Tutti medici. Mia moglie avrà avuto un venti per cento. E c'era anche Mimmo Miceli. Dopo un anno e mezzo, forse due, produceva solo debiti. Per cui abbiamo deciso di disfarcene, di venderla; e questa società è stata venduta a una delle società di Aiello. Aiello entra nella società e un minuto dopo escono tutti gli altri.


IL magistrato Paci insiste:
- Aiello rileva le quote di qualcuno?
- Rileva tutte le quote. E' stato imprudente da parte del dottor MOntalbano dire che mia moglie è socia di Aiello, perché questo mi ha procurato un grave danno politico all'immagine. Le cose sono andate così: Aiello è entrato, è stato stipulato un doppio atto, e dieci minuti dopo è uscito. Immagino che il dottor MOntalbano li avesse entrambi gli atti a disposizione. Ho il dovere di dire che è stato imprudente, il dottore Montalbano. Io credo di aver dimostrato uno straordinario rispetto per la magistratura.


L'avvocato di Cuffaro, Grazia Volo, vorrebbe uno stile più asciutto, più fattuale.
- Vabbè, è inutile dirlo a loro...
- Fammi sfogare! Lo sai quanto ha sofferto mia moglie per questa vicenda! Fammelo dire, almeno, no?! Grazziuzza, mia moglie, su questa vicenda è andata su Repubblica cu' scritto "Le donne di mafia"!


Ma l'avvocato continua a non essere d'accordo.
- Su questo il dottore Grasso non può fare niente.
- Eh! Io lo so che non può fare niente ma io mi devo anche sfogare.


Il capo della Procura, Piero Grasso, invece ha fretta di recuperare il filo.
- Va bene. Veniamo ai fatti.

E Pignatone entra nel merito:
- Chi ha condotto la trattativa con Aiello?
- Il dottore Picciotto e il dottore Miceli. Mia moglie non se n'è occupata proprio! E' andata solo dal notaio per la questione della cessione delle quote.


Il sostituto procuratore Nino Di Matteo incalza:
- Perché il dottore Picciotto e il dottore MIceli?
- Perché erano loro che seguivano la società Laboratorio RIA. Io non me ne sono mai occupato. Sapevo che stavano vendendo, sia ben chiaro, non è che voglio dire che non lo sapevo.
- Le risulta che conoscessero già Aiello?
- Questo non lo so, dottor Di Matteo. Probabile. Ma l'ingegnere Aiello aveva messo in piedi la struttura sanitaria più all'avanguardia dell'isola. Se uno aveva bisogno di fare una tac spirale non andava in un ospedale pubblico, che non ce l'ha. Andava in una struttura dell'ingegnere Aiello. Che cosa stesse facendo l'ingegnere Aiello lo sapeva tutta la Sicilia. Lo sapeva tutta l'Italia! Perché i suoi consulenti sono i più grandi professionisti della radioterapia nazionale. Quindi uno che sta nella sanità come Miceli, come Picciotto o come me... Volete che non sappiamo cos'era la struttura di Aiello? Io poi, particolarmente, non nascondo di averla vista crescere questa struttura. NOn voglio nascondere i miei rapporti con Aiello.
- Senta presidente, i rapporti con Aiello che frequenza avevano? E sopratutto che scopo avevano?
- Mi sono occupato di sanità quasi sempre. Ho parlato spesso con lui di vicende assolutamente legali. Per me era un imprenditore che sulla sanità stava facendo un lavoro importante dal punto di vista delle strutture sanitarie. Per cui l'ho incontrato spesso e ci andavo spesso nella sua struttura; una struttura che consente ai siciliani di fare la terapia stereotassica, l'unica in Italia che fa questo tipo di esame. Il primario è un mio collega di corso, ha studiato e lavorato con me al policlinico. Tra l'altro sono radiologo; e la radiologia è la branca dove l'ingegnere Aiello aveva investito.
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Vi invito ovviamente ad acquistare il libro.
Voglio però porgere una domanda al presidente Cuffaro.
Come giustifica il fatto che il presidente di una REgione mentre decanta di aver fortemente incrementato la spesa pubblica per la sanità, allo stesso tempo elogia una struttura privata? non sarebbe stato meglio finanziare gli ospedali pubblici siciliani che sono invece fatiscenti?
Una piccola constatazione, inoltre.
Se l'ingegner Aiello avesse deciso di darsi alla sanità privata perché ispirato dalla figura del padre morto di tumore, avrebbe creato una struttura oncologica e non radiologica...ma questa è la stessa branca del dottor Cuffaro.
Grazie....
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Ettore Lomaglio Silvestri
Presidente
Promotore del Comitato WEB Uniti per Rita Borsellino
Promotore del Comitato "Una strada per Peppino Impastato"
Iscritto all'Associazione Libertà e Giustizia
Fondatore del Comitato bergamasco Salviamo la Costituzione

17:15 Scritto da: siberianman in Sociale | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

Cuffaro se ha un po di dignità ( ma ho qualche dubbio in proposito) deve dare immediatamente le dimissioni.
Aggiungo se i siciliani hanno un po di dignità, le devono pretendere.
Ieri sera sentendo che Berlusconi ha manifestato fiducia e solidarietà per Cuffaro il mio primo pensiero è stato che in quello stesso momento Falcone e Borsellino si stessero rivoltando nelle loro tombe.
Vergogna! ! !
Ho sostenuto un candidato di destra alle ultime regionali ma mi posso onorare di non aver votato per Cuffaro, piuttosto mi sarei tagliata le mani da sola.
Ora se ne deve andare! vogliamo la libertà e la giustizia!

Scritto da: maria | 16/10/2007

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